Il calciomercato da sempre accende i sogni ed i pensieri dei tifosi e degli addetti ai lavori, ma mai come in questa sessione invernale si è parlato di MLS, Toronto e di calciatori italiani pronti a prendere il primo volo per gli USA. Di certo è che, se facciamo una analisi dello storico dei trasferimenti dalla Serie A alla MLS, si nota subito che nell’ultimo periodo i contatti tra Stati Uniti ed Italia si siano intensificati.
Dalla Serie A alla MLS: perché i calciatori che sono attratti dalla MLS?
La strada è stata già tracciata tanto tempo fa: se Donadoni e Zenga sono stati dei veri pionieri dei trasferimenti in MLS a fine anni 90, la cultura italiana ha da sempre sognato il mito degli States, sin da quando da emigranti ci siamo avvicinati al nord America passando per New York come emigranti, per Ellis Island, sino a generare delle vere e proprie comunità in tutto il territorio statunitense.
da allora, parliamo dell’inizio del 900, il sogno americano è sempre rimasto e i calciatori sono ancora attratti dal mondo Stati Uniti, dalla possibilità di vivere in una nazione tanto ampia quanto contradditoria, da dove però spesso e volentieri partono trend sociali e commerciali che poi hanno fatto la storia nel mondo.
É per questo che oggi, la scelta di calciatori come Lorenzo Insigne che pare sia vicinissimo all’approdo ai Toronto FC, rappresenta una vera scelta di vita, naturalmente dettata anche dalla possibilità di avere ingaggi monstre essendo tesserati come Designated Player.
LA GUIDA A TUTTI I DESIGNATED PLAYER
Squadra italiana guida americana: ecco come la Serie A si è trasformata in americana
Abbiamo poi assistito ad un fenomeno che sino a qualche anno fa per l’Italia era assolutamente impensabile: imprenditori statunitensi che prendono il controllo di società italiane e una discreta colonia di calciatori USA che cominciano a popolare rose italiane.
Se di questo ultimo aspetto avevamo già parlato, ponendo l’attenzione su un progetto della USMNT di far crescere e far fare esperienza a calciatori emergenti in tutta Europa (ne avevamo parlato anche nell’intervista esclusiva con Vanni Sartini che potete rivedere qui) per farli maturare in ottica Mondiali 2026 ospitati proprio dagli USA, il primo aspetto rappresenta una novità.
Roma, Venezia, Parma, Cesena e poi Genoa e altre società (sono circa 10 in totale in Italia) sono controllate da cordate americane che hanno deciso di investire e soprattutto di immergersi in una realtà calcistica italiana per poter fare esperienza ed imparare.
É chiaro che il prodotto MLS sotto l’aspetto logistico si pone in altri termini di preparazione e programmazione rispetto alla Serie A, la Major League Soccer è molto più strutturata e sicura del campionato italiano, ma alcune dinamiche sono ancora da affinare.
Questa forte commistione Calcio-Soccer, vivissima ad esempio anche a Bologna con la famiglia Saputo proprietaria del Bologna calcio e dei Montreal Impact, ha di certo incrementato i rapporti sportivi, portando naturalmente allo sviluppo ed alla crescita della colonia di calciatori che sono ora in Serie A come McKennie e Busio ad esempio, successori di Alexi Lalas che fu il vero avanguardista negli anni 90 a venire in Italia per giocare con la maglia del Padova di Galderisi e Vlahovic.
GLI AMERICANI IN EUROPA
La MLS rappresenta una occasione economica e sportiva: il contratto da designated player
Per l’ingaggio di Insigne, solo l’ultimo in ordine cronologico ad essere accostato alla MLS in questo ultimo periodo dopo Belotti e Cristico, i Toronto Fc hanno deciso di investire un totale netto di circa 11 milioni di euro, a cui sia aggiungono 3 milioni di bonus che, a quanto pare, potranno essere facilmente raggiungibili.
La MLS, e Toronto in particolare, possono permettersi questo “extrabudget” solo perché, da quando arrivò in MLS Beckham, ogni franchigia può spendere un credito illimitato per tre calciatori che sonno extra salary cap, chiamati Designated Player.
Sarà anche per questo motivo che un calciatore come Insigne, a 309 anni e nel pieno della sua carriera, potrebbe aver veramente deciso di prendere il primo volo Roma-Toronto, e per avere l’opportunità di avere un ingaggio monstre che nessuno poteva permettergli e per giocare in uno dei campionati che si dimostra solido ed in forte ascesa, al di la di quello che Giovino possa pensare della MLS (dichiarata dall’ex Toronto un “campionato oscuro e lontano dalla realtà”)
Ecco che quindi il canale Italia-USA, aperto dai nostri predecessori agli inizi del 900 si riapre, e se i presupposti sono questi, siamo certi che il motto “italiani: mafia, spaghetti e mandolino” sarà solo uno scomodo modo di dire, perché dopo Corradi, Mancuso, Zenga, Donadoni, Di Vaio, Caricola, Pirlo, Nesta, Donadel, Galderisi, Mannone, Rossi e Nocerino e Giovinco toccherà ad Insigne far vedere di che pasta siamo fatti.