Intervista esclusiva con Federico Pizzuto, preparatore atletico dei Columbus Crew campioni della MLS 2020
La stagione di MLS 2020 si è conclusa da meno di un mese, con la vittoria dei Columbus Crew nella finale contro i Seattle Sounders vinta per 3 a 0 in maniera incredibilmente emozionante. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Federico Pizzuto, responsabile dell’area atletica dei campioni in carica di Columbus Crew.
Buonasera Federico e grazie di averci concesso queste quattro chiacchiere, come stai?
Buonasera a tutti e grazie a voi, per me è un piacere parlare con voi della MLS, da quando abbiamo vinto la finale si sono accesi i riflettori sulla squadra, e questo per noi è un grande orgoglio. Da quella partita ho ricevuto tantissimi messaggi, soprattutto dall’Italia, ma anche dal Portogallo (dove era responsabile del settore giovanile del Porto).
Com’è cominciata la tua avventura in MLS?
La mia storia ai Crew è cominciata tre anni fa quando mi fu proposto il ruolo di responsabile, io ero il referente dell’area giovanile del Porto, ma essere in prima squadra e negli Stati Uniti ha rappresentato per me una occasione unica nel far combaciare queste due mie passioni: qualsiasi cosa avessi fatto nella mia vita, mi ero ripromesso di cercare di venire in USA a lavorare perché è sempre stato un paese che mi è piaciuto, sin da quando venni da piccolo a visitare NYC.
Sei arrivato proprio nel momento in cui i Crew hanno rischiato di passare ad Austin ed erano vicini al fallimento…
Si infatti quando mi hanno contattato dai Crew, mi fecero presente di questa eventualità, ma per me non avrebbe fatto molta differenza anzi.
C’è da dire che però da quel giorno le cose sono migliorate tanto sino alla vittoria della MLS Cup.
Esatto: ma esattamente cosa è successo quest’anno? Eravate già partiti bene all’MLSisBack Tournament, e già da li si vedeva che potevate essere la variabile impazzita di questo torneo.
Siamo partiti bene, i ragazzi hanno corso, anche per merito della preparazione atletica (ride) e non si sono mai fermati; siamo stati anche fortunati con gli infortuni, ma il Mister Porter ha fatto tutto, ha creato un gruppo solido che non si mai fatto intimorire da nessuno, neanche in finale quando abbiamo perso due elementi cardine prima del match perché positivi al COVID-19.
Beh si effettivamente anche li avete dimostrato di essere pronti, siete partiti decisi, talmente tanto decisi che Seattle non sembrava aspettarsi quel vostro approccio.
No no, i ragazzi non hanno mai smesso di crederci, e se la sono giocata in finale anche senza pedine importanti, chi è sceso in campo ha dato il massimo, anche se era all’esordio e giovanissimo, come ad esempio Aidan Morris.
Pensi sia uno di quelli destinati a fare il salto, magari verso l’Europa?
Lui ha grandi doti, ma non c’è solo lui in MLS; in questi giorni seguiamo tanti nomi accostati alle squadre Europee e sono sicuro che questo sia solo l’inizio: il movimento sportivo americano in due o tre anni saprà dare filo da torcere a tutti.
Magari in occasione dei Mondiali ospitati in Canada, USA e Messico nel 2026 no?
Si esatto, l’obiettivo potrebbe essere proprio quello.
Facciamo un salto indietro: quest’anno abbiamo scoperto uno nuovo Pedro Santos, ma non solo lui…
Pedro è un grandissimo giocatore, si allena tantissimo, ed ha fatto veramente la differenza; anche Zelarayan ha lasciato il segno: aveva una gran voglia di riscatto dopo le stagioni stonate in Messico, Gyasi (Zardes) invece è una garanzia, sempre doppia cifra sempre ben messo fisicamente ed in campo!
Beh molto merito anche a te e al tuo staff che avete saputo ottenere il massimo da tutti no? Hai un metodo particolare di allenamento diciamo avveniristico, o classico?
Ho sviluppato competenze nelle mie esperienze al Porto, e poi ho girato per tanti centri sportivi, ma il calcio moderno è fatto di un allenamento molto atletico, anche durante le training session, non si fa solo corsa e basta, ma si unisce sempre a giochi tecnico tattici singoli e di squadr; questa è stata un po’ la mia peculiarità, un sistema che in MLS tre anni fa non si utilizzava.
Beh componente atletica che è sempre più preminente nel calcio moderno no? anche se a noi piace la MLS perché gioca ancora con i numeri 10…
Ormai la parte atletica è importantissima: il gap tecnico che qualche anno fa faceva la differenza, ora è stato limato da elementi atletici che fanno si che un giocatore possa essere ben preparato fisicamente ed arrivare a grandi livelli con costanza e lavoro. Wes McKennie è un esempio pratico, ma ho avuto la possibilità di allenare Dalot al Porto e posso garantire che mette tutto nell’allenamento tanto da arrivare a grandissimi livelli, riuscendo a colmare quel gap tecnico con grandissime doti atletiche.
Cosa è cambiato dal quel 13 Dicembre?
Molta gente mi scrive e vuol sapere della MLS, i media qui sono impazziti per questa vittoria, e tanti colleghi europei m chiedono informazioni per i posti vacanti qui nei Crew. Il lavoro è molto bello e disteso ma si vive ad un altro modo: basti pensare che io sono totalmente slegato dall’allenatore, quindi se la dirigenza cambia la guida tecnica, io non sono collegato all’allenatore come succede in Europa.
Hai tempo per programmare il lavoro, hai una visione piu a lungo termine, hai più consapevolezza di quello che fai e puoi programmare un progetto di lavoro che puoi crescere e sviluppare nel tempo.
Quello che poi per molti europei è un limite qui è un vero vantaggio, vale a dire i playoff; mi chiedono come faccia a vivere un campionato senza retrocessioni, io rispondo “sai come si vive un campionato dove ogni anno puoi vincere?”.
É uno stimolo continuo., una partita sempre da vincere…
Senti Federico (ci diamo del tu) perché pensi che io sia riuscito a raggiungerti cosi facilmente per fare una intervista ed in Italia invece anche una cosa cosi banale risulta praticamente impossibile?
Quanta differenza culturale c’è tra l’Europa e l’America calcistica?
Non so dirti quale sia la differenza tra i due mondi, certo che io per fare un tour dei ritiri di club europei, pur da addetto ai lavori, ho dovuto superare muri invalicabili.
Qui il calcio è un movimento sociale, tutti hanno un club di appartenenza, ma le attività sociali di ogni squadra sono tantissime. É inutile dirti che le pressioni sono diverse, si bada molto all’aspetto sportivo e del movimento in generale: tutto è fatto affinché la gente possa seguire il campionato e divertirsi con le partite. Diciamo che con l’Europa ci sono delle belle differenza, ma onestamente non o dirti quale sia il posto migliore per allenare.
Quindi ci stai dicendo che non verrai in Italia a stretto giro?
Il futuro non lo so cosa mi riserverà, certo che qui sto bene, lavoro serenamente, poi vivo davanti al nuovo stadio dei Crew a Downtown a Columbus, insomma ci sono tutti i presupposti per fare bene. Vediamo quello che succede, intanto mi godo questa vittoria con tutto il club: a parte la sera della finale, poi per realizzare ci ho messo un pò di giorni, solo quando mi sono arrivati tutti i vostri messaggi ho cominciato a capire quello che avevamo fatto.
Beh si avete battuto i mostri delle finali, i Sounders!
Si, li abbiamo battuti e ne siamo felici…
Eh beh una grande vittoria, allora la prossima intervista alla prossima MLS CUp?
Ma no dai anche prima, che vogliamo aspettare un anno intero per risentirci?
E cosi, Federico Pizzuto, partito dalla Calabria, laureto a Roma, passato da Oporto, sino a Columbus, ci saluta in un italo americano che ci strappa sempre un sorriso, ad ogni battuta, perché oltre ad essere un grande professionista, Federico è anche molto simpatico.