La storia completa della USMNT dagli albori sino ai giorni nostri, con tanti aneddoti e momenti clou di una processo di crescita del soccer nell’arco di tre secoli.
La nazionale di calcio USA è l’esempio calcistico di come un movimento sportivo si sia voluto nel tempo, dalla fine dell’800, sino ai giorni d’oggi, strutturando di fatto un sistema solido e collaudato, mirato ai risultati ma anche allo spettacolo.
La nazionale di calcio degli Stati Uniti, chiamata dagli americani United States men’s national soccer team (USMNT) è la rappresentativa nazionale calcistica degli Stati Uniti ed è posta sotto l’egida della United States Soccer Federation.
LA USMNT: UN RUOLINO DI MARCIA INVIDIABILE AI MONDIALI DI CALCIO
Il ruolino di questa squadra nazionale è già abbastanza ricco: ha vinto sette CONCACAF Gold Cup (nel 1991, 2002, 2005, 2007, 2013, 2017 e 2021), una CONCACAF Nations League (2019-2020) e vanta dieci partecipazioni al campionato mondiale dove, solo nel 1930, è riuscita a raggiungere il terzo posto perdendo la semifinale con l’Argentina. Detiene un record particolare: è una delle due nazionali (l’altra è la Corea del Sud) non appartenenti alla UEFA o alla CONMEBOL ad avere disputato la semifinale di un campionato del mondo di calcio. Ai mondiali la selezione statunitense si qualificò anche per le edizioni del 1934 e del 1950, per poi tornarvi solo quarant’anni più tardi, nel 1990. Nel 1994 ospitò il campionato del mondo (dove raggiunse gli ottavi di finale) e in seguito si è qualificata per le successive cinque edizioni del campionato del mondo, un traguardo raggiunto solo da altre sette nazionali.
Nel 2002 raggiunse i quarti di finale del mondiale, che perse contro la Germania. Nel 2009 raggiunse la finale della Confederations Cup, che perse contro il Brasile. Nella CONCACAF Gold Cup ha raggiunto altre cinque volte la finale (nel 1993, 1998, 2009, 2011, 2019) perdendo sempre contro il Messico.
La migliore posizione raggiunta dagli USMNT nella classifica mondiale della FIFA, in vigore dall’agosto 1993, è stata il 4º posto dell’aprile 2006; la peggiore è stata il 36º posto del luglio 2012. Attualmente occupa il 11º posto della graduatoria.
Gli Stati Uniti vantano il maggior numero di calciatori con almeno 100 presenze in nazionale.
La storia della Nazionale USA
La prima squadra nazionale degli Stati Uniti è stata costituita nel 1885: il 28 novembre fu sconfitta dal Canada per 0-1 a Newark, New Jersey. Gli Stati Uniti ebbero la loro rivincita l’anno seguente quando sconfissero la selezione canadese 1-0, sempre a Newark; tuttavia tali partite non furono ufficialmente riconosciute. La partita d’esordio ufficiale della nazionale statunitense fu disputata il 20 agosto 1916 contro la Svezia a Stoccolma, vinta per 3-2.
Ai suoi albori la rappresentativa statunitense riscosse un buon successo, ma soltanto dalla metà degli anni novanta ha iniziato a riguadagnare prestigio internazionale e valore tecnico.
La nazionale USA a cavallo delle due guerre mondiali: anni 1930-1950
Presentati al Campionato del mondo del 1930 come sparring partner, gli statunitensi vinsero la prima partita nella storia del campionato del mondo di calcio (3-0 contro il Belgio a Montevideo), partita che si giocò contemporaneamente ad un’altra “prima volta”, tenutasi sempre in quella città e che vide la vittoria della Francia contro il Messico. L’eroe del match fu il giocatore statunitense Bert Patenaude, autore della prima tripletta nella storia del campionato del mondo, nella gara vinta dalla sua nazionale contro il Paraguay per 3-0.
In quel primo campionato mondiale gli Stati Uniti arrivarono sino alle semifinali, dove furono sconfitti per 6-1 dall’Argentina, allora guidata da Guillermo Stabile. Gli Stati Uniti d’America si classificarono al terzo posto che, da allora, resta il migliore piazzamento di sempre ai mondiali di calcio e il migliore in assoluto di una nazionale dell’America settentrionale e centrale ai mondiali.
Gli anni 50: la nazionale USA perde la strada dei mondiali
Al campionato mondiale del 1950 la squadra statunitense, che si presentò al torneo con una squadra di giocatori part-time messa insieme per l’occasione, fu protagonista di uno dei fatti più clamorosi nella storia del calcio, procurando all’Inghilterra la sua prima sconfitta di sempre ai campionati mondiali (1-0), dopo che quest’ultima aveva di recente battuto il Resto d’Europa 6-1 in una partita amichevole. Il gol della vittoria venne siglato dal giocatore di origine haitiana Joe Gaetjens. Ciononostante gli Stati Uniti non riuscirono a superare la fase a gironi a causa delle sconfitte patite contro la Spagna (1-3) e il Cile (0-2). La straordinaria vittoria sugli inglesi ha ispirato il film “Fuga per la vittoria”.
Dopo il mondiale disputato in Brasile, gli Stati Uniti non riuscirono più a qualificarsi per un campionato mondiale di calcio per ben quarant’anni. L’Inghilterra vendicò in parte la sconfitta subita in Brasile battendo gli Stati Uniti per 6-3 a New York nel 1953 e per 8-1 a Los Angeles nel 1959.
Negli anni ’50 i giocatori della USMNT vinsero tre partite: la già citata partita contro l’Inghilterra al mondiale 1950 e due incontri contro Haiti. La squadra statunitense mancò la qualificazione al campionato del mondo 1954 (a causa dell’esiguità dei fondi, dovette giocare le partite in casa in Messico e ad Haiti) e al campionato del mondo 1958 (nelle qualificazioni la nazionale, a causa della disorganizzazione della federazione, fu sostituita dal club del St Louis Kutis in due partite contro il Canada.)
Gli anni 60: la USMNT viene affiancata dalla NASL
Negli anni ’60 fu creata la North American Soccer League (NASL) e l’acquisizione dei diritti di trasmissione televisiva del campionato del mondo 1966 fu tra i motivi del rinnovato interesse per il calcio negli States. Dopo l’entusiasmo generato dalla creazione della NASL negli anni ’60 e ’70 sembrava che la nazionale statunitense fosse avviata a diventare una delle nazionali di primo piano nel panorama mondiale, ma queste aspettative furono disattese.
Le qualificazioni al campionato del mondo 1962 e per il mondiale del 1966 furono negative. La vittoria contro l’Honduras (1-0) del 17 marzo 1965 fu la prima per la nazionale a stelle e strisce dopo 11 anni.
Tra l’ottobre e il novembre 1968 gli USA vinsero tre partite consecutive, evento senza precedenti, contro Canada e, due volte, Bermuda. La qualificazione al campionato del mondo 1970 era vicina, ma tra l’aprile e il maggio del 1969 due sconfitte contro Haiti nell’ultimo turno delle eliminatorie si rivelarono fatali.
L’inizio di una storia di crescita e successo: la nascita della attuale USMNT dagli anni 70
Vista la crescita della NASL, la federazione decise per investimenti più corposi per lo sviluppo della nazionale, che fu affidata al CT Bob Kehoe. Se negli anni ’60 la nazionale aveva disputato solo 19 partite, ne giocò 12 nel solo 1973. Nel 1973 sull’isola di Terranova, in vista di una partita di qualificazione al campionato del mondo 1974, la squadra si trovò in un hotel sovraffollato dove dormivano cinque giocatori in una sola stanza. Nelle qualificazioni perse per 3-2 contro il Canada e fallì l’accesso alla fase finale, come avvenne anche per il campionato del mondo 1978. La federcalcio statunitense organizzò partite in tutto il mondo nel tentativo di far guadagnare maggiore esperienza alla squadra. Nell’ottobre 1979 la nazionale giocò nelle Bermude, a Parigi, a Budapest e a Dublino nell’arco di soli 22 giorni.
La Nazionale USA vola nei fantastici anni 80
Tra il 1981 e il 1983 la selezione statunitense giocò solo due incontri, a dimostrazione di quanto ancora il sistema calcio non era ancor sviluppato.
Allo scopo di promuovere un programma di sviluppo della nazionale e di rinnovare l’interesse per la NASL, la federcalcio statunitense decise di inserire la nazionale nel campionato del 1983 con il nome di Team America. Questa compagine non aveva la continuità e la regolarità di allenamento delle squadre di club e molti calciatori si rifiutavano di lasciare il proprio club di appartenenza per giocare per il Team America. Furono questi alcuni dei motivi che condussero il Team America a concludere il campionato all’ultimo posto. L’esperimento era fallito e la federcalcio ritirò il Team America dalla NASL.
In vista delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 e del campionato del mondo 1986 il comitato olimpico internazionale decise di aumentare le possibilità che le nazionali non appartenenti alla zona UEFA o alla zona CONMEBOL si qualificassero per la fase a eliminazione diretta, stabilendo che queste compagini avrebbero potuto schierare anche giocatori senior, purché non scesi in campo in precedenza in partite della Coppa del mondo di calcio. Gli Stati Uniti inserirono dunque molti senior nella squadra che giocò le Olimpiadi, ma la rappresentativa statunitense non riuscì ad andare oltre la prima fase del torneo.
Nel 1988 agli USA fu assegnata l’organizzazione del campionato del mondo 1994 e l’anno dopo la squadra ottenne la qualificazione per il mondiale di Italia ’90, grazie alla prima vittoria in trasferta dopo due anni, contro Trinidad e Tobago (1-0). Tra i migliori elementi della nazionale a stelle e strisce spiccavano Balboa e Wynalda. In vista della fase finale il CT Bob Gansler dovette rinunciare per infortunio a Rick Davis e Hugo Pérez, giocatori di esperienza, e convocò numerosi giovani. Gli Stati Uniti furono eliminati al primo turno, subendo tre sconfitte: 1-5 contro la Cecoslovacchia, 0-1 contro l’Italia e 1-2 contro l’Austria.
Gli anni 90: l’inizio della storia moderna del soccer e della MLS.
Nel marzo 1991 gli Stati Uniti vinsero la North America Cup dopo aver pareggiato per 2-2 contro il Messico e aver battuto il Canada per 2-0. Nel maggio seguente sconfissero l’Uruguay per 1-0 nella World Series of Soccer. Si aggiudicarono anche la prima edizione della CONCACAF Gold Cup, superando Trinidad e Tobago (2-1), Guatemala (3-0) e Costa Rica (3-2) nel girone, Messico (2-0) in semifinale e Honduras (4-3 ai tiri di rigore dopo lo 0-0 dei tempi supplementari) in finale.
Nel 1992 negli Stati Uniti si disputò la prima edizione della U.S. Cup (nota come Lamaar Hunt Cup), voluta per promuovere ulteriormente il calcio negli States. La squadra di casa si aggiudicò il girone all’italiana con Italia, Irlanda e Portogallo, con due vittorie e un pari contro gli italiani. Nella U.S. Cup del 1993 gli Stati Uniti chiusero al terzo posto, sconfitti da brasiliani e tedeschi, ma vittoriosi con l’Inghilterra per 2-0.
Il campionato del mondo 1994 fu il definitivo trampolino di lancio per il calcio negli Stati Uniti: il Paese era scelto per ospitare la rassegna iridata, e sempre in questo periodo la Federazione, come contropartita imposta dalla FIFA, fondò la Major League Soccer.
La squadra della USMNT fornì un’ottima prova nella fase a gironi della Coppa del mondo giocata in casa. La formazione allenata da Bora Milutinović, qualificata di diritto in quanto compagine del paese ospitante, pareggiò contro la Svizzera (1-1), batté la Colombia, allora quarta nella classifica mondiale della FIFA (2-1), e perse di misura (0-1) contro la Romania, ottenendo l’accesso agli ottavi di finale di un mondiale per la prima volta dal 1930. Il cammino dei padroni di casa terminò in questo turno contro il Brasile, futuro campione del mondo, che vinse per 1-0. La gara fu giocata il 4 luglio, giorno di festa nazionale.
Malgrado il buon cammino, Milutinović fu sollevato dall’incarico nel 1995. Passata ad interim, nell’aprile 1995, sotto la guida di Steve Sampson, già vice di Milutinović, la squadra ben figurò alla Coppa America dello stesso anno, alla quale fu invitata a partecipare insieme al Messico. Gli statunitensi vinsero il girone mettendosi davanti Argentina (battuta per 3-0), Bolivia e Cile e ai quarti di finale eliminarono il Messico ai tiri di rigore, raggiungendo la semifinale contro il Brasile, che vinse per 1-0 ed eliminò gli USA, proprio come al mondiale dell’anno prima. Nella finale per il terzo posto la squadra a stelle e strisce fu sconfitta per 4-1 dalla Colombia. Grazie alle buone prestazioni in Coppa America, nell’agosto 1995 Sampson dismise i panni di traghettatore e fu nominato ufficialmente nuovo CT della USMNT.
Nella CONCACAF Gold Cup del 1998, disputata in casa nel mese di febbraio, la squadra si piazzò seconda, dopo aver sconfitto in semifinale il Brasile campione del mondo in carica per 1-0.
Meno fortunata fu la partecipazione al campionato del mondo del 1998, dove gli USA, qualificatisi arrivando secondi nel girone finale di sei squadre (a un punto dal Messico capolista), uscirono al primo turno perdendo tutti e tre gli incontri: 2-0 con la Germania, 1-0 con la Jugoslavia e 2-1 contro l’Iran. Questa partita fu importante anche per il clima politico e sociale in cui si giocò: per lanciare un messaggio contro l’odio tra il mondo occidentale e quello orientale, prima dell’incontro i giocatori delle due squadre si fecero fotografare mentre si abbracciavano e si stringevano la mano.
Il CT Steve Sampson fu ritenuto il principale responsabile della disfatta, dato che aveva tolto la fascia di capitano a John Harkes solo poche settimane dopo avergli espresso la propria fiducia e avendo escluso dalla rosa per il mondiale francese numerosi giocatori rivelatisi fondamentali per la qualificazione. Nel febbraio 2010 sarebbe emerso che Sampson aveva tolto i gradi ad Harkes perché questi aveva avuto una relazione con la moglie del compagno di squadra Eric Wynalda. A condizionare il rendimento della squadra al mondiale furono per altro due infortuni importanti, quelli occorsi a Eric Wynalda e a Tab Ramos. Sampson si dimise il 29 giugno 1998.
La Nazionale USMNT negli anni 2000
Malgrado la crescita di popolarità del calcio negli USA negli anni ’90, la nazionale statunitense gia da allora aveva vissuto diverse fasi all’ombra della fortissima nazionale femminile, la USWNT, una delle nazionali più quotate e vincenti a livello mondiale, fatto che non ha contribuito all’ascesa del “soccer” e continuava a relegare il movimento calcistico maschile a comprimario di altri sport quali baseball, football americano e pallacanestro.
Nell’ottobre 1998 la nazionale degli USMNT passò sotto la guida del CT Bruce Arena, che esordì in amichevole a San Jose, in California, contro l’Australia (6 novembre 1998). Alla CONCACAF Gold Cup 2000 gli USA si fermarono ai quarti di finale, dove furono battuti dalla Colombia ai calci di rigore dopo che i tempi supplementari si erano chiusi sul 2-2.
Qualificatisi per il campionato mondiale 2002, gli Stati Uniti si rivelarono la sorpresa del torneo, sconfiggendo nella fase a gruppi il Portogallo (3-2) e pareggiando contro i padroni di casa della Corea del Sud (1-1). La sconfitta contro la già eliminata Polonia, per 3-1, fu ininfluente ai fini della qualificazione al turno successivo. Agli ottavi di finale gli USA incontrarono i rivali continentali del Messico per la prima volta in un mondiale e vinsero la partita per 2-0. Brian McBride aprì le marcature e Landon Donovan mise a segno il gol della definitiva vittoria. Quella vittoria portò la squadra ai quarti di finale, dove la compagine a stelle e strisce fu eliminata in modo controverso dalla Germania futura finalista (1-0).
Anche se l’ombra della nazionale femminile non scomparve del tutto, la nazionale maschile statunitense si dimostrò dunque compagine altamente competitiva, spesso in grado di giocare alla pari o sconfiggere le nazionali più titolate al mondo. Negli anni a partire dal 2000 il calcio statunitense si rese famoso per aver lanciato a livello internazionale molti portieri: tre estremi difensori statunitensi iniziarono la stagione 2003-2004 della Premier League e ben due di loro (Brad Friedel nel 2002-2003 e Tim Howard nel 2003-2004) vinsero il premio di Portiere dell’anno, assegnato in base ai voti degli stessi calciatori.
In virtù dei risultati positivi, nel primo decennio degli anni 2000 la nazionale statunitense entrò costantemente nella top 15 della graduatoria mondiale della FIFA, stilata mensilmente: il miglior piazzamento di sempre nella classifica resta il 4º posto, ottenuto per la prima volta nell’aprile 2006, dando cosi a molti calciatori statunitensi l’opportunità di proseguire con successo la propria carriera nei campionati europei. Nella stessa fase, anche le nazionali giovanili statunitensi seppero affermarsi, come dimostrò la vittoria della Milk Cup 2005 ottenuta dalla rappresentativa Under-18.
Sotto la guida di Arena la nazionale vinse la CONCACAF Gold Cup nel 2002 (2-0 in finale alla Costa Rica) e nel 2005 (3-1 ai tiri di rigore nella finale contro Panama dopo lo 0-0 dei tempi supplementari) e nel 2003 si piazzò seconda nel torneo, fermata dal Brasile in semifinale (2-1 dopo i tempi supplementari).
Qualificatasi per il suo ottavo mondiale, quello di Germania 2006, dopo aver battuto il Messico per 2-0 a Columbus, la nazionale USMNT fu inserita nel girone E con Italia, Ghana e Rep. Ceca. Furono eliminati al primo turno in quanto ultimi classificati (sconfitte per 3-0 contro la Repubblica Ceca e per 2-1 contro il Ghana, inframmezzate dal bel pareggio per 1-1 contro l’Italia, poi campione del mondo).
Dopo il mondiale del 2006 si ritirò Claudio Reyna, uno dei giocatori statunitensi più forti e rappresentativi di sempre, con all’attivo 112 presenze e 8 gol in nazionale.
Dal fallimento della nazionale al mondiale tedesco, parti il licenziamento di Bruce Arena, il CT più vincente nella storia della nazionale: l’allenatore lasciò dunque la squadra con alcuni record, come le 75 vittorie ottenute dal 1998 al 2006 (più di ogni altro CT degli USMNT) e ottimi piazzamenti nel ranking FIFA.
Arena fu sostituito in panchina dall’amico e assistente Bob Bradley, nominato CT ad interim l’8 dicembre 2006. Dopo una serie di vittoriose amichevoli (tra cui una vinta per 2-0 contro il Messico), il 15 maggio 2007 la federazione decise di dare a Bradley il ruolo di CT in via definitiva.
Nel giugno seguente la nazionale statunitense si aggiudicò in casa la Gold Cup 2007, battendo in finale il Messico per 2-1 al Soldier Field di Chicago (seconda vittoria contro i rivali messicani in quattro mesi) e laureandosi così campione continentale per la quarta volta. A conferma dei progressi compiuti dalla nazionale statunitense ci fu anche il bel risultato al mondiale Under-20 2007 in Canada, dove gli statunitensi batterono il Brasile e l’Uruguay e uscirono poi sconfitti nei quarti di finale dopo i tempi supplementari contro l’Austria. Alla Coppa America 2007, dove mandò una squadra composta per lo più da giovani calciatori militanti nella MLS, la nazionale statunitense perse tutte e tre le partite della fase a gironi, contro Argentina, Paraguay e Colombia. Nel primo anno di gestione Bradley ottenne 12 vittorie e un pareggio e subì 5 sconfitte, rimanendo imbattuto per 10 partite consecutive nell’arco di 10 mesi.
Alle Olimpiadi di Pechino 2008 la nazionale statunitense uscì al primo turno dopo aver vinto 1-0 con il Giappone, pareggiato 2-2 con l’Olanda e perso 1-2 con la Nigeria, poi finalista.
Avendo vinto la Gold Cup 2007, gli Stati Uniti parteciparono in Sudafrica alla Confederations Cup 2009. Pur avendo perso le prime due partite del girone contro Italia e Brasile, riuscirono nell’impresa di qualificarsi alla semifinale vincendo per 3-0 contro l’Egitto. A parità di punti e differenza reti con gli italiani (anche l’Egitto chiuse il girone con 3 punti, dopo aver sorprendentemente battuto l’Italia per 1-0) gli statunitensi, anche se sconfitti nel confronto diretto, prevalsero per il maggior numero di gol segnati (4 contro 3). Dopo aver battuto a sorpresa la Spagna campione d’Europa per 2-0 in semifinale (prima sconfitta per gli spagnoli dopo 35 partite di fila da imbattuti e dopo 15 vittorie di fila), sfiorarono l’impresa nella sfida decisiva contro il Brasile, terminando il primo tempo in vantaggio di due gol (2-0), prima di essere raggiunti e superati (3-2) dai campioni uscenti nei minuti finali.
Poche settimane più tardi gli Stati Uniti raggiunsero la finale della Gold Cup 2009, ma furono malamente sconfitti per 5-0 dal Messico.
La USMNT vola al secondo decennio degli anni 2000
Al mondiale sudafricano 2010 gli USA, qualificati alla fase finale come primi classificati del girone conclusivo della zona CONCACAF, furono inseriti nel girone C con Inghilterra, Slovenia e Algeria. La squadra esordì pareggiando per 1-1 contro gli inglesi, per poi fermare sul 2-2 gli slavi: la formazione rimontò due gol di scarto e recriminò per una terza rete ingiustamente annullata. Nell’ultima partita del gruppo, contro gli africani, dopo aver rischiato l’eliminazione, gli USA, grazie al gol di Landon Donovan nel recupero, ottennero la vittoria e la qualificazione agli ottavi come primi classificati. Fu il Ghana ad avere la meglio in questo turno, imponendosi per 2-1 dopo i tempi supplementari.
Nell’estate 2011 seguente, la nazionale statunitense fu impegnata nella Gold Cup. Superò la fase a gironi grazie alle vittorie con Guadalupa e Canada, nonostante la sconfitta contro Panama per 2-1. Ai quarti di finale sconfisse la Giamaica per 2-0 e in semifinale vendicò la sconfitta subita nei gironi contro Panama, vincendo per 1-0 e raggiungendo la quarta finale consecutiva di Gold Cup. Qui incontrò nuovamente il Messico dopo la finale del 2009. Gli Stati Uniti furono sconfitti di nuovo dai rivali messicani per 4-2, in rimonta. Dopo il torneo Bob Bradley fu esonerato e sostituito, il 29 luglio 2011, dal tedesco Jürgen Klinsmann.
Nella prima amichevole del 2012 gli Stati Uniti vinsero di misura contro l’Italia. L’operato dell’ex centravanti della Germania non fu esente da critiche, con appunti mossi in particolare ai suoi metodi di allenamento. Nonostante le polemiche, il primo biennio in panchina si concluse con il sorriso: la squadra vinse infatti la Gold Cup 2013 piegando in finale Panama. A settembre la formazione statunitense si qualificò inoltre per il mondiale brasiliano del 2014.
Al debutto nel torneo brasiliano (Brasile 2010) gli statunitensi vendicarono la sconfitta del 2010 contro il Ghana vincendo per 2-1 contro gli africani. Il successivo pareggio con il Portogallo (2-2) e la sconfitta con la Germania (1-0) permisero di accedere agli ottavi, con il secondo posto in classifica. Come già capitato in Sudafrica, agli States risultarono fatali i tempi supplementari: il Belgio si impose infatti per 2-1, eliminando gli uomini di Klinsmann.
La Gold Cup 2015 si tradusse in un’ulteriore delusione per la squadra che, eliminata dalla Giamaica in semifinale, perse ai tiri di rigore contro Panama la sfida per il bronzo. Per gli USMNT fu il peggiore piazzamento nel torneo continentale dal 2000 e la prima eliminazione prima della finale dal 2003.
Nell’autunno 2015, per effetto delle nuove norme approvate dalla FIFA, gli statunitensi sostennero uno spareggio con il Messico per decidere la rappresentante CONCACAF alla Confederations Cup 2017: le due rivali si erano infatti aggiudicate le ultime due edizioni del torneo confederale. La vittoria per 3-2 nei supplementari al Rose Bowl di Pasadena dette alla Tricolor l’accesso alla manifestazione.
Nel giugno 2016 il paese ospitò l’edizione del centenario della Copa América, dove gli USA si classificarono al quarto posto. Dopo aver perso all’esordio contro la Colombia, vinsero infatti le due successive partite contro Costa Rica (4-0) e Paraguay (1-0) e si qualificarono come primi classificati nel girone grazie ad una migliore differenza reti rispetto alla Colombia (pur avendo perso lo scontro diretto con i sudamericani). Nei quarti di finale sconfissero per 2-1 ed eliminarono l’Ecuador (2-1), ma poi persero malamente la semifinale contro l’Argentina (4-0). Si piazzarono quarti dopo essere stati battuti ancora dai colombiani (1-0) nella finale per il terzo posto. Per gli USA il quarto posto rappresentò il miglior piazzamento in Coppa America dal 1995.
Il 21 novembre 2016 Klinsmann fu esonerato per via del rendimento deficitario della squadra nelle eliminatorie del mondiale 2018. Nel quinto turno delle qualificazioni al mondiale di Russia, anche noto come Hexagonal, gli Stati Uniti rimediarono infatti due sconfitte, in casa contro il Messico (1-2) e in trasferta contro la Costa Rica (4-0), nelle prime due giornate. Il 21 novembre Klinsmann fu esonerato e sostituito l’indomani dal rientrante Bruce Arena, di nuovo alla guida della nazionale a stelle e strisce dopo dieci anni.
Nell’estate 2017 gli USA riportarono il sesto successo in Gold Cup, sconfiggendo in finale la Giamaica per 2-1.
Gli Stati Uniti mancarono poi clamorosamente la qualificazione al mondiale di Russia 2018: sulla loro classifica pesò infatti, in maniera decisiva, la sconfitta con Trinidad e Tobago. All’ultima giornata delle qualificazioni CONCACAF alla fase finale del mondiale, l’11 ottobre 2017, la squadra statunitense si presentò a quota 12 punti in classifica, con due punti di vantaggio e migliore differenza reti su Panama e Honduras, appaiate a 10 punti. Ciò significava che anche in caso di sconfitta gli USA sarebbero stati eliminati solo in caso di vittoria delle due centramericane. La sconfitta per 2-1 contro i caraibici, unita alle vittorie di honduregni e panamensi, volle dire quinto posto per un punto (alle spalle di Panama e Honduras)[35] e lasciò fuori gli Stati Uniti dalla fase finale di un mondiale dopo 31 anni. A seguito della mancata qualificazione alla fase finale del mondiale, due giorni dopo Bruce Arena si dimise da CT.
Il ruolo di commissario tecnico fu poi affidato ad interim a Dave Sarachan, rimasto in carica per poco più di un anno, con un bilancio di 3 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte. Il 2 dicembre 2018 la panchina passò al CT Gregg Berhalter, con cui nel luglio seguente la squadra raggiunse la finale della Gold Cup 2019, dove fu sconfitta di misura (1-0) dal Messico.
La storia della nazionale USA a partire dal 2020
Berhalter è stato l’artefice principale della vittoria della USMNT della GOldCup2021: pur no trovando grandi estimatori della sua proposta tecnico tattica, l’allenatore (dichiarato uno dei migliori anche dal collega ed ex trainer USMNT Vanni Sartini) ha portato la nazionale statunitense ancora ad una grande vittoria.
Stars and stripes: Colori e simboli di un movimento sportivo
La storia di un brand che dalla fine dell’800 ha di fatto lasciato il segno in USA e si è lanciato nel mondo del calcio con un progresso incredibile, soprattutto in termini organizzativi.
Sin dalla sua prima partita non ufficiale contro il Canada, la nazionale statunitense ha indossato frequentemente come prima tenuta una maglia bianca con calzoncini blu e calzettoni bianchi. Nel 1950 appare una banda diagonale rossa che parte dalla spalla destra e attraversa tutta la maglia. La banda viene ripresa nella terza maglia del 2003, 2004 e 2006, e inoltre nella prima, seconda e terza maglia del 2010, di colorazioni differenti. Adidas è stato il fornitore tecnico dal 1985 al 1994. Dal 1995 le maglie della nazionale vengono fornite dall’azienda statunitense Nike.
Tutte le divise da gioco della USMNT
Ecco tutte le divise ufficiali della USMNT collezionate e ordinate per sequenza cronologica: una selezione meravigliosa, fatta di tanti elementi che nel tempo ha consacrato la MLS.
Tutti i commissari tecnici della USMNT
La nazionale statunitense è stata guidata da 38 commissari tecnici. Il primo fu Thomas Cahill, che la guidò dal 1916 al 1924. Bruce Arena è l’allenatore che vanta ancor oggi il maggior numero di vittorie nella storia della nazionale.
Questa è la lista completa dei commissari tecnici che si sono succeduti alla guida della nazionale statunitense dal 1916 a oggi.
Gregg Berhalter (2018 – oggi)
Dave Sarachan (2017 – 2018)
Bruce Arena
Jürgen Klinsmann
Bob Bradley
Steve Sampson
Bora Milutinović
John Kowalski
Bob Gansler
Lothar Osiander
Alkis Panagoulias
Walt Chyzowych
Manfred Schellscheidt
Al Miller
Dettmar Cramer
Gordon Bradley
Gene Chyzowych
Max Wosniak
Bob Kehoe
Gordon Jago
Phil Woosnam
John Herberger
Jim Reed
George Meyer
Jimmy Mills
Ernő Schwarz
John Wood
Bill Jeffrey
Walter Giesler
Andrew Brown
Bill Lloyd
Elmer Schroeder
David Gould
Robert Millar
George Burford
Nat Agar
Thomas Cahill (1916-1924)
Ecco l’elenco dei capitani della USMNT
Nella lunga lista di calciatori che hanno avuto l’onore e l’opportunità di indossare la fascia da capitano della nazionale USA (USMNT), abbiamo voluto selezionare alcuni atleti: da Bocanegra, a Bradley sn e Jr., sino a Pulisic passando per Dempsey, Marcelo Balboa e Landon Donovan.
Ecco qui la lista completa > I CAPITANI DELLA USMNT
Credits e fonti
I dati ed alcuni estratti del testo sono stati forniti da:
Wikipedia > link
Sofascore > link